Inseguimento a Fabriano, i ladri fuggono nel bosco
Furto con inseguimento nonostante il maltempo. E' stato un sabato movimentato per le forze dell'ordine che sono riuscite a risalire alla macchina con cui i tre ladri erano fuggiti poco prima da una abitazione di via Sassi di Fabriano dove avevano asportato denaro e gioielli per un valore di circa 1000 euro. E' stato un residente di una palazzina situata poco lontano a vedere qualcosa di strano. Insospettito ha contattato il 113 dando una descrizione precisa del mezzo: un'Alfa 146 grigia. Allertate le volanti della Polizia in servizio per la città, nel giro di pochi minuti l'auto è stata intercettata, ma i ladri hanno tentato la fuga. Ne è nato un inseguimento fino a quando, poco prima dell'ingresso nella piccola frazione di Collegiglioni, l'auto è uscita di strada restando impantanata nel fango. I tre sono però riusciti a fuggire a piedi nei boschi circostanti. Le ricerche, durate più di tre ore, hanno permesso di recuperare gran parte della refurtiva - abbandonata in auto e caduta durante la fuga - e di sequestrare il mezzo che è risultato rubato un mese fa a Gualdo Tadino. I tre ladri indossavano vestiti scusi ed erano camuffati con sciarpa e cappello. Hanno lasciato delle impronte sul parabrezza del mezzo che è stato infranto con una testata. Indagini in corso.
Spaccio di stupefacenti, jesino nei guai
Detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Con questa accusa i carabinieri di Serra de' Conti hanno denunciato un 24 enne di Jesi. Dopo una serie di controlli e pedinamenti i militari hanno fatto irruzione nell'abitazione del giovane. La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire e sequestrare 12 grammi di hashish.
Nei confronti dello Jesino è stata inoltrata alla Procura della Repubblica un'informativa con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente
Si scontra contro un camion, muore sul colpo
Ancora sangue sulle strade dell'alto maceratese. Un anziano di Camerino, Sesto Maccari, residente nella frazione di Tuseggia, ha perso la vita in un tragico scontro lungo la provinciale 361 Septempedana, tra Castelraimondo e San Severino Marche, all'altezza della Valle dei Grilli. Per cause in corso di accertamento da parte della Polstrada di Camerino, giunta sul posto insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118, l'uomo, alla guida della sua Kia, avrebbe invaso la corsia di marcia opposta scontrandosi con un tir Iveco. Per l'occupante dell'utilitaria, purtroppo, non c'è stato nulla da fare. L'anziano è morto sul colpo.
Maria Letizia Melina, dalle Marche a Roma
Lascia la Direzione generale dell'Ufficio scolastico regionale per le Marche Maria Letizia Melina, richiamata a Roma per guidare la Direzione generale per lo studente, il diritto allo studio e l'internazionalizzazione della formazione superiore nell'ambito del Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca.
“La mia – dichiara Melina, che ha già maturato un lungo percorso di incarichi al Ministero - è stata un'esperienza «sul campo» estremamente positiva, appassionante e coinvolgente sia dal punto di vista umano che professionale, un «bagno di realtà» per comprendere meglio le problematiche e i bisogni concreti delle scuole.
In questo momento – prosegue – vorrei innanzitutto ringraziare tutto il personale della Direzione generale e degli Ambiti territoriali che, dimostrando la consueta abnegazione e grande professionalità, ha sempre reso possibile far fronte alle situazioni più delicate, come in occasione del piano di assunzioni previsto dalla “Buona Scuola”, gestendo tutte le fasi di una procedura particolarmente complessa nei ristretti tempi dettati dall'urgenza delle operazioni.
Colgo poi l'occasione per rinnovare tutto il mio apprezzamento per un sistema scolastico come quello marchigiano che presenta valori medi molto elevati, significativamente al di sopra della media nazionale. La ricchezza delle esperienze realizzate, nonché il know how e la professionalità acquisiti da tutti i soggetti coinvolti, rendono oggi possibile disporre di una solida base di buone pratiche su cui innescare un processo di ricerca e cambiamento che stimoli il miglioramento continuo degli standard qualitativi.
Il mio saluto, ma anche il mio più sincero ringraziamento, va a tutti i dirigenti scolastici, al corpo insegnante e al personale non docente con l'augurio, che è anche una certezza, di saper affrontare con successo la grande sfida di cambiamento che investe oggi tutta la scuola italiana, puntando su quella necessaria sinergia che ha già nelle Marche una tradizione consolidata nel “fare rete” tra tutti coloro che, a titolo diverso, sono impegnati nella formazione dei nostri giovani.
Con particolare calore – conclude il direttore generale - saluto infine tutta la comunità scolastica, gli studenti e le loro famiglie e rivolgo un sincero ringraziamento anche alle autorità delle istituzioni che a vario titolo si occupano di istruzione e formazione e alle organizzazioni sindacali, con cui ho potuto sperimentare una fattiva collaborazione nel reciproco rispetto dei ruoli”.
Camerino un arresto e sette persone denunciate
Controlli straordinari del territorio a Matelica, Castelraimondo ed Esanatoglia da parte dei carabinieri della compagnia di Camerino. Nel corso delle operazioni i militari della stazione di Fiuminata hanno rintracciato un pensionato 65enne del luogo gravato da provvedimento dell'autorità giudiziaria per reati contro il patrimonio commessi nel 2008. L'uomo è stato arrestato e sottoposto ai domiciliari.
Pattuglie delle stazioni di Matelica e Serravalle di Chienti hanno sorpreso un operaio 20enne di Matelica, che deteneva senza giustificato motivo un coltello a serramanico del genere proibito e un disoccupato 45enne di Pieve Torina, che circolava a bordo della sua autovettura senza patente di guida ne' assicurazione e con una pistola ad aria compressa, priva del previsto tappo rosso. Per entrambi è scattata la denuncia per porto abusivo di armi.
Nell'ambito del medesimo contesto di controlli, i militari del Nucleo Radiomobile hanno denunciato anche 5 persone, di età compresa tra i 20 ed i 35 anni, poiché alla guida dei rispettivi veicoli in evidente stato di ebbrezza alcolica accertato mediante l'utilizzo dell'etilometro; per tali violazioni dovranno rispondere di guida in stato di ebbrezza. A tutti è stata ritirata la patente di guida.
Le operazioni di controllo hanno riguardato anche diversi locali pubblici e luoghi di aggregazione (parchi e piazzette) allo scopo di individuare soggetti dediti alla commissione di reati.
San Ginesio, precipita e muore cercatore di funghi
Tragedia a San Liberato, nel comune di San Ginesio, dove un uomo è precipitato in un canalone mentre cercava funghi nella zona. La vittima è un 76enne, Alberto Massarelli, nato a Terni e residente a Monteprandone, che aveva raggiunto la località di San Liberato nel pomeriggio di ieri insieme ad altri due amici. L'anziano si era allontanato lungo un sentiero. Non vedendolo più gli amici hanno iniziato a cercarlo, lanciando poi l'allarme. Sul posto, oltre ai carabinieri, anche i vigili del fuoco, gli uomini del soccorso alpino e del corpo forestale dello stato. Lunghe ore di ricerche prima della tragica scoperta nel cuore della notte. L'uomo, infatti, era precipitato lungo un canalone, compiendo un volo di oltre 50 metri che non gli ha lasciato scampo.
L'incontro, il vescovo Dante abbraccia Antonello
Una delegazione di sacerdoti e laici della diocesi di Cremona, guidati dal vescovo Dante Lanfranconi, ha fatto visita a Camerino per conoscere mons. Antonio Napolioni, nominato dal papa quale nuovo pastore della diocesi lombarda. In tutto 9 sacerdoti, con la presenza di un giornalista e del direttore di Radio Cittanova don Attilio Cibolini, ha conosciuto le bellezze della città ducale con un "cicerone" d'eccezione, l'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro. Particolarmente toccante l'incontro tra i due vescovi di Cremona, il dimissionario Dante e l'eletto Antonio, che si sono abbracciati sul sagrato della Cattedrale, "la chiesa dove sono stato battezzato", come detto da mons. Napolioni.
Ladri in azione alla piscina di Tolentino
Rubare non era l'intento principale dei malviventi che la notte scorsa si sono introdotti nella piscina comunale Caporicci di Tolentino e negli impianti sportivi in zona Sticchi.
Sono soprattutto i danni che lasciano senza parole gli amministratori locali e i gestori degli impianti.
Non si sa quale delle due strutture sia stata presa d'assalto per prima. Per agire indisturbati i malviventi, quattro da come si evince dai filmati delle telecamere, hanno prima tagliato i fili della corrente pensando che così non sarebbero stati ripresi dalla videosorveglianza, poi hanno praticato un foro nel muro perimetrale sul retro della piscina. Non riuscendo ad entrare da quel buco hanno sfondato il vetro di una porta e sono entrati. Una volta dentro i malviventi hanno messo a soqquadro tutti i documenti negli uffici della struttura; senza apparente motivo, visto che le porte erano aperte, hanno praticato dei fori, ampi almeno un metro, sulle pareti di due stanze; hanno asportato il sistema di allarme e portato via due televisori. Nel bar della piscina hanno rubato alcuni spiccioli.
Negli impianti in zona Sticchi hanno invece rotto le reti e staccato il faro di servizio; hanno rotto le telecamere di sorveglianza e l'allarme sul tetto della struttura; rotti anche cinque porte e i vetri del pulmino utilizzato per accompagnare i ragazzi agli allenamenti di calcio e trafugato l'autoradio.
Dopo aver agito i malviventi sono fuggiti verso il fiume Chienti e sulle sponde del fiume hanno abbandonato tre picconi e una mazza, gli attrezzi probabilmente utilizzati per il colpo.
Non hanno parole Graziano Natali, amministratore delegato dell'Assm che gestisce la piscina e Fabio Mazzocchetti, presidente dell'Unione sportiva Tolentino che gestisce gli impianti sportivi dello Sticchi.
“E' chiaro che hanno agito per creare dei danni - ha detto Natali - ma noi non ci arrendiamo. La piscina sarà riaperta già questo pomeriggio. Gli operai sono al lavoro da questa mattina presto per ripristinare i danni. Ci tengo a sottolineare che gli esami effettuati tempestivamente sull'acqua delle vasche non hanno riscontrato la presenza di sostanze sospette”.
“Fa rabbia pensare ai danni causati in una struttura restituita nuova alla città da due mesi e per la quale sono stati spesi 400mila euro di lavori - ha detto il sindaco Giuseppe Pezzanesi - . Sapevano di non avere nulla da rubare ma hanno semplicemente danneggiato la struttura. E' un fatto che se collegato a tutte le altre problematiche, anche internazionali, che stiamo vivendo in questo periodo, lascia intendere che alcune parti estranee alla società civile stanno mettendo a dura prova le istituzioni. Questo gesto - ha concluso Pezzanesi - ci da più forza e più voglia di fare le cose per la città che amiamo”.
Sul fatto indagano i carabinieri di Tolentino.
Giulia Sancricca
Addio a don Luigi, l'uomo che guardava oltre
Basilica di San Venanzio gremita a Camerino per l'ultimo saluto a don Luigi Cardarelli. Commozione palpabile in quanti, tra autorità, sacerdoti, parrocchiani, amici, parenti e conoscenti hanno voluto esserci, per testimoniare sentimenti di cordoglio e grande affetto al sacerdote scomparso all'età di 76 anni. Toccante la liturgia presieduta dall'arcivescovo Brugnaro e concelebrata da numerosi sacerdoti. Durante l'omelia l'arcivescovo Francesco Giovanni ha parlato degli ultimi colloqui con Cardarelli, cogliendo nelle pieghe della sua anima un andare oltre.e una positiva luminosità, quella che il caro don Luigi ha saputo riversare su quanti lo hanno conosciuto.
“ E' l'amore che un sacerdote esprime- ha affermato il vescovo- ciò che solidifica la comunità”. Il feretro ha poi proseguito il suo viaggio verso Tuseggia, attuale parrocchia dell'amato don Luigi le cui spoglie riposano nel piccolo cimitero di Lancianello.
Camerino piange la scomparsa di Luigi Cardarelli
La diocesi di Camerino - San Severino Marche è in lutto per la scomparsa di don Luigi Cardarelli
Ciao don Luigi.
La nostra storia è cominciata con lui. C'era don Luigi già nei primissimi passi di Radio C1 nel lontano 1976. Giovane, curioso, allegro. Lo trovavi a confezionare notiziari già di primo mattino nella redazione e nella sede di piazza Cavour dove, con maniacale cura inseguiva tutti i dettagli tecnici e di forma.
Infaticabile, scrupoloso, attento ad ogni minimo dettaglio, con un occhio e un orecchio dotato di rara sensibilità. Vivace e diretto verso ogni piccola storia da raccontare, con una penna agile e sempre intinta di grande umanità. Il nostro maestro, la nostra guida, il fratello più grande con cui poter scherzare. Per noi che ragazzini siamo stati presi per mano, accompagnati, consigliati e capiti oggi il dolore è immenso e lacerante. Quante stagioni sono passate, quanti momenti condivisi insieme: lacrime di commozione, frizzanti risate, richiami al dovere, ore spensierate…Tutto risuona di lui e mai sarà cancellato. Un padre comprensivo, un amico con cui confidarsi, la persona che più di ogni altra è riuscita a leggere dentro ad ognuno di noi, incoraggiando le nostre azioni, indicandoci le cose più giuste.
Un vero pastore di anime, delicato custode di ogni lieta o avversa fase delle nostre vite.
Un uomo generoso, amabile e sincero; l'intimo lettore delle persone, della società, della natura e dell'ambiente raccontati nelle sue pagine bellissime come nelle sue meravigliose fotografie.
Come possiamo descrivere caro Don Luigi tutto quello che hai significato e rappresenti per noi? Di te ognuno di noi conserva in cuor suo un suo incancellabile ricordo; ora ci piace pensare che non te ne sei mai andato, che oggi è come ieri. Arrivando e aprendo la porta dello studio, trovarti al tuo posto, seduto a scrivere, leggere o rifinire quello a cui tenevi. Tu che sollevi gli occhi e li rivolgi a noi, illuminandoci del tuo sorriso.
Sei in queste stanze e in ogni piega di questi fogli accatastati. Sei nei nastri riavvolti, nei piccoli registratori. Sei come sempre dietro le nostre spalle a guidarci la mano.
Eri qui ieri, eri qui poco fa e in questo momento. Non te ne sei mai andato e sempre sarai la nostra luce più bella.
LA BIOGRAFIA
E' morto martedì 17 novembre presso l'hospice di San Severino Marche, don Luigi Cardarelli.
Ha affrontato con serenità e coraggio la dura prova della malattia e fino a poco tempo fa ha voluto celebrare la messa domenicale nella sua parrocchia di Tuseggia per testimoniare il suo affetto di pastore, vicino ai suoi fedeli.
Don Luigi era nato a San Ginesio, nella frazione Campanelle il 19 aprile 1939 da Enrico ed Eutilia Quarchioni. Fin da giovanissimo, anche attratto dall'esempio dell'amato fratello don Albino, aveva frequentato il seminario diocesano di Camerino. Compiuti gli studi teologici, il vescovo Giuseppe D'Avack lo ha ordinato sacerdote il 14 marzo 1964 nella cattedrale camerte. Proseguiti gli studi alla pontificia università Lateranense, si è poi anche laureato in lettere classiche all'università di Macerata.
Nel 1968, gli fu affidata la parrocchia di San Lorenzo in Castelsanvenanzio di Serrapetrona e contemporaneamente l'insegnamento di greco e latino al seminario diocesano dove ha continuato ad insegnare fino al 1975. Dal 1976, anno di fondazione della radio diocesana, ha portato il suo contributo religioso, arricchito della sua non comune sensibilità artistica e creativa.
Nel 1987 fu trasferito nella parrocchia di san Michele arcangelo a Tuseggia di Camerino, dove ha svolto il suo ministero finché le condizioni di salute glielo hanno permesso. Lascia un bel ricordo di sé non solo nei suoi confratelli ma anche tra una miriade di persone conosciute e incontrate, nonché tra gli affezionati ascoltatori di Radio C1 e tra i lettori del settimanale diocesano.
Negli ultimi anni si deve anche a don Luigi il progetto della redazione unica tra radio e Appennino camerte e la cura dell'innovazione grafica e nuova impaginazione del settimanale
I funerali nella basilica di San Venanzio a Camerino, nel pomeriggio di mercoledì 18 novembre alle ore 15,00, con la liturgia presieduta dall'arcivescovo Francesco Giovanni attorniato da molti sacerdoti. La commozione e il grande affetto per don Luigi sono stati testimoniati dalla presenza di moltissimi cittadini e parrocchiani. La salma, per espresso suo desiderio, è stata inumata nel piccolo cimitero di Lancianello, poco distante dalla chiesa parrocchiale di Tuseggia
L'ultima sua creazione
La mia Expo, un video pubblicato su Youtube alla voce gazzadria
Tutte le sue emozioni sull'expo di don Luigi
Ha lottato con tutte le sue forze, ma il male che lo aveva colpito due anni fa, negli ultimi giorni, ha preso il sopravvento.
Questa mattina, alle ore 6,00, presso l'Hospice di San Severino Marche il cuore di don Luigi ha cessato di battere.
L'arcivescovo Brugnaro, che gli è stato vicino fino all'ultimo, ha dato la notizia, precisando che la camera ardente sarà allestita nella basilica di san Venazio. I funerali saranno celebrati mercoledì 18, alle ore 15,00, nella stessa basilica, come don Luigi aveva chiesto espressamente al suo pastore.
Don Antonio Napolioni è vescovo di Cremona
L'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, nel Museo diocesano gremito di sacerdoti e laici, ha ufficializzato che don Antonio Napolioni è il nuovo vescovo di Cremona. Papa Bergoglio lo ha nominato a succedere a mons. Dante Lafranconi, che lo scorso 10 marzo ha compiuto 75 anni e ha rassegnato le dimissioni.
Mons. Antonio Napolioni è nato l'11 dicembre 1957 a Camerino (MC). Dopo gli studi classici èentrato nel Seminario regionale di Fano nel 1978. Ordinato presbitero il 25 giugno 1983, incardinato nell'Arcidiocesi di Camerino - San Severino Marche.
Ha frequentato il curricolo di specializzazione in Pastorale giovanile e catechetica dell'Università Pontificia Salesiana, conseguendo nel 1992 il Dottorato in Teologia.
Ha svolto nella sua diocesi diversi servizi pastorali: Vicario parrocchiale della Cattedrale ed Insegnante di religione cattolica nella scuola media superiore (1985-1990), Direttore dell'Ufficio catechistico diocesano (1983-1993), Segretario dell'Arcivescovo (1990-1993), Delegato diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale (1995-1997, 2003-2011), Vicario episcopale per la pastorale (1991-1993, e dal 2010 ad oggi), Parroco di S.Severino Vescovo in San Severino Marche (dal 2010 ad oggi).
Assistente ecclesiastico regionale dell'AGESCI nelle Marche (1986-1992), e Assistente ecclesiastico nazionale dell'AGESCI per le Branche lupetti/coccinelle (1992-1998).
Vice-rettore (1993-1998) e poi Rettore (1998-2010) del Pontificio Seminario Regionale Marchigiano "Pio XI" di Ancona; Direttore del Centro regionale vocazioni delle Marche (2006-2010).
Docente di teologia pastorale e catechetica presso gli Istituti di Scienze religiose della regione (1987-1990, 2008-2010), presso l'Istituto Teologico Marchigiano di Ancona (dal 1990 ad oggi), presso il Pontificio Istituto Pastorale dell'Università Lateranense, in Roma (1993-2001).
In diocesi, ha fatto parte per vari periodi dei principali organismi ecclesiali (consiglio pastorale, consiglio presbiterale, collegio dei consultori).
Ha pubblicato diverse monografie e articoli in materia teologico-pastorale.
Ecco le prime parole di saluto che il vescovo eletto ha rivolto alla sua diocesi di origine, la Chiesa di Camerino - San Severino Marche:
In questi giorni, da quando il Nunzio Apostolico in Italia mi ha comunicato la decisione di Papa Francesco di nominarmi Vescovo di Cremona, ho avvertito meraviglia, confusione, timore e trepidazione, unite a gioia e pace. Mi sento piccolo, sorpreso, spiazzato. Nonostante gli ambienti ecclesiastici abbiano spesso parlato di un possibile futuro da Vescovo, quanto sta accadendo e come sta accadendo supera di gran lunga l'immaginazione. E giustifica non tanto un grazie umano, come di chi avesse ricevuto un favore o un aiuto a realizzare i suoi desideri, quanto un grazie eucaristico, intimamente religioso, rivolto a Dio, fonte della vita, reso possibile solo dall'intimità che Cristo dona ai suoi. Lo stesso grazie di ogni mattina e di ogni sera, senza il quale tutto diviene grigio e triste. Il grazie che risponde alla scommessa radicale di tutti noi: essere umani, essere figli di Dio.
Dio ci ama, immensamente, e nonostante i nostri limiti e peccati, ci fa assaporare la dolcezza della Sua misericordia, generando una gratitudine che diventa il respiro e il battito dei nostri giorni, l'unica traiettoria possibile per veri progetti di bene. “Di generazione in generazione si stende la sua misericordia” (Lc 1,50): oggi ne emergono i tantissimi segni posti nel mio cammino. A testimoniare che questa mia nomina è un frutto che scaturisce da una pianta, da un terreno, da una storia. In cui ci siete anche tutti voi.
Innanzitutto mi guida il pensiero del Papa. La sera della sua elezione, piansi di gioia sentendo quanto spirito del Concilio emanava dalle sue parole e dai suoi gesti. Sapere che ora per me tutto è dipeso da lui mi rincuora: l'obbedienza dà pace. Colgo nel suo sguardo l'immensa fiducia che ha, non tanto in me, ma nello Spirito Santo e nella Chiesa che a Cremona mi accoglierà, ne sono certo, con fede ed amore. Non servirebbe chiedere a Papa Francesco ragioni speciali di questa sua scelta, tanto è il coraggio che quotidianamente mostra nel cercare di riformare la Chiesa, sulla scia del beato Paolo VI, perché sia sempre più – come la luna - riflesso vivo e coerente del suo Signore. Credo anche io che la gioia del Vangelo sia il tesoro che gli uomini cercano in ogni tempo, magari senza saperlo. Per questo ho scelto come motto: “Servite il Signore nella gioia” (Salmo 99,2). Sapere che il Papa mi coinvolge nella successione apostolica, perché faccia la mia parte nel rinnovamento della Chiesa, mi impressiona ed entusiasma.
Il Papa adesso è fisicamente lontano, ma ho accanto l'Arcivescovo Francesco Giovanni, che certamente ha avuto un ruolo importante in questa vicenda che sconvolge di grazia la mia vita. Questi ultimi cinque anni in cui ho avuto modo, rientrando in diocesi, di collaborare con lui più da vicino, ci hanno permesso di conoscerci davvero. Ho sentito crescere la stima e la fiducia del mio Vescovo, ne ho compreso le angustie pastorali, ho cercato di essere un costruttore di comunione. Spesso non ci sono riuscito, chiedo perdono per le inadempienze e le omissioni. Ringrazio il Signore per la fecondità che non cessa di suscitare anche in una Chiesa stanca e provata come la nostra. Comprendo il sacrificio che fa nel lasciarmi andare, ma so che il Signore ricompenserà lui e la nostra diocesi. Lo ringrazio anche della vicinanza affettuosa che mi sta donando in questi giorni così impegnativi.
Sono stato spesso vicino ai Vescovi, in diocesi come nel servizio al Seminario regionale. So quanto possiamo essere causa della loro sofferenza, e quanto si può soffrire per causa loro. Spero che questa coscienza mi illumini nel mettermi ora a servizio di ben 300 preti nella bella Chiesa di Cremona.
Ripenso con affetto al Vescovo Bruno che mi accolse felice in Seminario e mi ordinò prete il 25 giugno 1983. Con Mons. Francesco Gioia ho condiviso, magari prematuramente, il convinto tentativo di risvegliare la nostra Chiesa dal torpore. Al di là dei grandi eventi di quel triennio, resta la stima per un solco che era necessario tracciare, e nel quale anche i successori hanno faticato ulteriormente. Il rapporto con Piergiorgio Silvano Nesti è stato in salita, ma felicemente culminato in affetto reciproco, ormai quando egli aveva lasciato da tempo Camerino. Don Angelo Fagiani mi ha sempre fatto dono della sua amicizia, oltre che del suo esempio.
Dovrei parlare lungamente del presbiterio diocesano, e scorrerebbe un fiume di ricordi, volti e vicende, di cui sarà bello fare memoria coi fratelli preti, nel ritiro di questo mese di novembre. Basti un nome, a riassumerli tutti: don Ferdinando Cappelletti, che mi ha introdotto alla bellezza della liturgia, all'amore per la montagna, al senso di appartenenza alla diocesi e al presbiterio, senza vuoti clericalismi. La mia vocazione è maturata tra gli scouts e tra i preti, specie quelli di Camerino, per dilatarsi poi negli anni del Seminario a Fano e nelle tante esperienze vissute anche fuori diocesi, la più importante delle quali è stata certamente il servizio di formatore in Seminario Regionale, per ben 17 anni.
Gli scouts: dopo qualche sprazzo di oratorio al Duomo, l'esperienza scout a 16 anni mi ha spinto a cominciare un servizio educativo sempre più esigente, come ben sanno tanti cinquantenni di oggi. In quel “grande gioco” Gesù Risorto aveva scelto di rivelarsi anche a me, per indicare un sentiero alla fame di felicità che caratterizza ogni giovane. E da scout, cinque anni dopo, varcavo la soglia del Seminario, non senza difficoltà per la mia famiglia, che gradualmente ha poi saputo rispettare e amare la mia vocazione. Grazie anche a papà, mamma, Angiolino e Mimma, e tutti i parenti. Grazie alla gente di Camerino, amici e conoscenti, un tessuto di relazioni umane cui sono debitore più di quanto si immagini.
Tutti in diocesi hanno, più o meno, avuto a che fare con don Antonello (come qualcuno si ostina ancora a chiamarmi, con bella familiarità): catechisti, gruppi giovanili, operatori pastorali dei diversi ambiti, singole famiglie. Con tanti abbiamo condiviso progetti, vissuto esperienze, magari anche avuto scontri e problemi. So di avervi scocciato spesso con avvisi, manifesti, programmi, riunioni. Gli inevitabili momenti di crisi ci hanno forgiato, grazie alla Parola di Dio che sempre ci richiamava alla verità e alla carità. E tanto resta ancora da fare: aiutatemi, a distanza, perché mi converta ancora, in terra cremonese.
Questa condivisione spirituale ha avuto come protagoniste anche diverse comunità religiose, dove fratelli e sorelle mi hanno donato un'apertura di cuore, in cui potevamo insieme riconoscere le tracce vive del Signore. Non posso tacere il ruolo che hanno avuto e hanno ancora le Sorelle Clarisse di San Severino, sin dal lontano 1977. E i frati di Renacavata, e singoli volti di uomini e donne di Dio.
Non oso parlare della parrocchia di San Severino Vescovo, perché la ferita si apre proprio ora. E con le lacrime si scrive male. Avremo tempo per vivere insieme questo Avvento … di Dio. Sì, perché solo Lui è stato il vero motivo del nostro affettuoso incontro. E solo Lui deve restare in noi, quando i parroci cambiano. Se vi capiterà di rimpiangere questo parroco che parte, non pensate che ne sarò felice. Anzi, vorrà dire che ho lavorato male, legandovi più a me che a Gesù. Andate avanti con la stessa fiducia e lo stesso entusiasmo che mi avete testimoniato in questi anni! D'altronde, so bene che non sono mai stato insostituibile in nessun posto abbia occupato e lasciato. Per me, questi anni restano un faro di esperienza umana e pastorale: ogni volta che parlerò di “parrocchia”, in qualche modo avrò nel cuore e nella mente l'unica parrocchia di cui sono stato, a tempo pieno, servo e padre.
Basta, mi accorgo di aver esagerato. Come Vescovo di una grande diocesi, dovrò aver misura, dovrò imparare. Con voi, che siete abituati ai miei difetti, posso ancora lasciarmi andare. Anche ad una battuta riassuntiva: la vita scout mi ha fatto diventare prete, l'esperienza in diocesi mi ha fatto diventare rettore, il servizio in seminario mi ha fatto diventare parroco, ora la vita da Vescovo deve proprio farmi diventare… cristiano! Nessun'altra meta più conta. Credo che il Signore mi voglia proprio spremere così.
Vi chiedo di pregare tanto e spesso per questo vostro figlio che va in sposo a una Chiesa lontana, da oggi in qualche modo sorella della Chiesa camerte e settempedana. E arrivederci…
